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Consorzi e Coop a proprietà divisa: una nuova Circolare per non farli rimanere “figli di un Dio minore”
Nel corso di questi anni, tuttavia, anche per il passaggio delle competenze dai vecchi Comitati provinciali alle Province e, più recentemente, da queste agli Uffici Provinciali della Motorizzazione, è emerso che per molte di queste forme associative, pure regolarmente iscritte ed esercenti da anni l’autotrasporto, non risultava applicata (o non risultava evidenziata nelle maschere del data base telematico della Motorizzazione) l’iscrizione nella Sezione Speciale dell’Albo, istituita con l’art. 1 della Legge 298/74 e disciplinata con il D.P.R. 155/1990.
Per queste ragioni molti uffici della Motorizzazione, di fronte alle domandepresentate da consorzi o da cooperative rispondevano in maniera negativa ovvero arrivavano a teorizzare l’inutilità o l’impossibilità, per queste forme associative, dell’iscrizione al REN.
Alla base di tale valutazione la mancanza di veicoli intestati alla forma associativa, cosa che, a giudizio di quegli Uffici, pregiudicava, per il Consorzio o la Coop, la possibilità di dimostrare il possesso del requisito di stabilimento, come è richiesto, invece, per una qualsiasi impresa che voglia ottenere l’iscrizione al REN.
Transfrigoroute Italia Assotir ha sottolineato in tutte le sedi come non fosse accettabile che questi Consorzi si trovassero applicato un marchio di “irregolarità”.
Tanto più che questo modo di procedere è stato finora adottato a macchia di leopardo sul territorio e persino all’interno della stessa Provincia, tanto che imprese uguali hanno ricevuto un trattamento differenziato che ha fatto sì che alcune siano state iscritte al REN, mentre ad altre l’iscrizione è stata rifiutata.
Si badi bene che la D.G. TSI del Ministero aveva già avuto modo di affrontare questa tematicanell’articolo 2, comma 4, ultimo periodo, del D.D. 25 gennaio 2012.nell’articolo 2, comma 4, ultimo periodo, del D.D. 25 gennaio 2012. Ciò nonostante la situazione si è dimostrata ben lungi dall’essere risolta.
E’ stato così che il Segretario Generale di T.I. ASSOTIR, Claudio Donati, ha dovuto sollevare per l’ennesima volta la questione – sia con una nota formale alla D.G. TSI, che in occasione della seduta con cui il C.C. dell’Albo ha deciso di prorogare al 15/11/2015 la fase sperimentale di verifica della regolarità delle imprese iscritte.
Donati ha fatto presente, tra l’altro, che la mancata soluzione del problema avrebbe esposto il Ministero a possibili – ed anzi probabili – ricorsi e richieste di danni da parte delle strutture che, pur avendo fatto tutto quanto la legge prescrive a loro carico, fossero finite nel calderone delle “imprese irregolari”.
Anche per questo, probabilmente, una nuova circolare della D.G. TSI del Ministero – la n. 5/2015 dello scorso 7 ottobre, è tornata a chiarire, richiamandosi all’articolo 3 del regolamento 1071/2009 relativo proprio ai requisiti per l’esercizio della professione, che , prevedendo che “nel caso di consorzi o cooperative iscritti alla sezione speciale dell’Albo degli autotrasportatori, privi di autoveicoli in disponibilità, la condizione di cui all’articolo 1, lettera b)è dimostrata attraverso gli autoveicoli immessi in circolazione dalle imprese consorziate o associate”.
Da qui la conclusione:
gli uffici della Motorizzazione, di fronte alla domanda di cooperative o di consorzi aventi lo scopo sociale di esercitare l’attività esclusivamentecon veicoli in disponibilità delle imprese socie o consorziate iscritti alla Sezione speciale in questione, dovranno procedere all’iscrizione al REN di tali strutture
I Consorzi e le Coop iscritte alla Sezione Speciale “saranno, perciò, pur con le modalità particolari di esercizio,titolari di autorizzazione all’esercizio della professione, ritenendosi ilrequisito dello stabilimento concretizzato con i veicoli delle impresecomponenti le predette strutture”.
Non resta che augurarsi che la nuova Circolare abbia migliore sorte di quanto non abbia avuto il D.D. del 2012 e che, finalmente, Consorzi e Coop a proprietà divisa finiscano per essere trattate, agli sportelli della Motorizzazione, come “figli di un Dio minore”.

