News
Transpotec: al Convegno dell’Albo, Donati ammonisce: per recuperare la fiducia degli autotrasportatori lo Stato deve tener fede agli impegni assunti
Donati, dopo aver espresso la propria ragionata fiducia nel lavoro che il nuovo Organismo ha intrapreso per arrivare a definire un data-base finalmente aggiornato ed efficiente delle imprese in regola con i requisiti per l’esercizio dell’attività di autotrasporto che – come prescrive la legge 190/2015 – possa servire ai committenti per avere certezza e garanzia della regolarità delle imprese cui si rivolgono per affidare loro la movimentazione dei propri carichi di merci, ha tuttavia insistito su alcuni punti di carattere generale che sono necessari per recuperare un rapporto di fiducia e di coinvolgimento degli autotrasportatori italiani nelle vicende che interessano l’Albo, ma riguardano, più in generale, l’assetto istituzionale del nostro Paese.
Se infatti, ha sottolineato Donati, non si parte dalla consapevolezza che si è determinata, in questi anni, una frattura profondissima tra l’opinione pubblica e le istituzioni repubblicane, ci si continuerà ad illudere che semplici operazioni di riassetto o di ristrutturazione possano bastare a recuperare la fiducia dei cittadini e, nel nostro caso, dei trasportatori.
Lo Stato deve oggi recuperare tale fiducia attraverso un deciso cambiamento di impostazioni, di atteggiamento e, soprattutto, di contenuti della propria azione.
Allora sarà possibile – come T.I. Assotir si ostina a credere – mobilitare tutte le grandi risorse che pure ci sono nel Paese ed anche, sebbene indebolite dalla crisi e minate dalla sfiducia, nel corpo delle oltre 100.000 imprese del settore.
A proposito delle quali è tuttavia essenziale che lo Stato ed il Governo dimostrino di essere in grado di tener fede ai propri impegni – ma soprattutto di volerlo fare.

Non è stato così in questi anni, ove si pensi che, a fronte di un preciso impegno ad assicurare iniziative continue e diffuse di controllo sulle modalità di affidamento dei trasporti da parte delle diverse committenze – industriali, commerciali, spedizionieri, operatori logistici e primi vettori – e sui tempi di pagamento dei servizi resi dai trasportatori, neppure uno di tali controlli è mai stato eseguito e si continua impunemente ad affidare, sulla base di prezzi e condizioni stracciate, trasporti che verranno pagati non prima di 90/120 giorni, quando non dopo 6 mesi dalla loro effettuazione.
Oppure si pensi al vero e proprio scandalo che deriva dalle modalità con cui si sta procedendo ai rinnovi delle CQC, trasformando un’occasione possibile di accrescimento della qualità e della professionalità dei conducenti di veicoli industriali in una sorta di festival della illegalità in cui – a fronte di un’Amministrazione che ha gettato sin dall’inizio la spugna dichiarandosi impossibilitata a controllare alcunché – sono centinaia, ogni giorno, gli attestati che vengono rilasciati a fronte di corsi inesistenti o senza alcuna partecipazione effettiva degli allievi, convincendo i trasportatori che si tratti soltanto della ennesima occasione di mungere risorse preziose – di tempo e di denario – dalle tasche dei più deboli.
E, infine, si pensi alla contraddizione lancinante che i trasportatori avvertono ogni giorno ponendo a confronto quanto affermato, anche recentissimamente, dal Ministero del Lavoro circa l’illegalità di forme di dumping salariale basate sulla compressione dei diritti e delle retribuzioni di lavoratori assunti all’estero per fame e l’impunitàdelle pseudo Agenzie di lavoro interinale internazionale, che – godendo di una vergognosa legislazione comunitaria che sembra considerare come del tutto secondarie le questioni della sicurezza e della legalità, rispetto al totem del liberismo ad oltranza – offrono ogni giorno i propri servizi ai trasportatori, illudendoli che sia questa la strada per uscire da una crisi che ha invece ben altre e ben più strutturali ragioni di essere
E’ così che si rompe il patto fiduciario tra imprese e Istituzioni con tutti i rischi che ne derivano. Confermando – come a piene mani ci informano le cronache dei giornali di tutta Italia – che tra il dire ed il fare c’è troppo spesso l’ignavia, l’inefficienza, l’inchino al potente di turno o, peggio, la corruzione.
E – ha continuato Donati – non saranno certo le misure emergenziali poste in essere lo scorso dicembre, senza alcun reale coordinamento, in sede di approvazione della legge di stabilità – a consentire un recupero di tale fiducia.
Ecco perché, ha concluso Donati, c’è bisogno di un impegno comune – che veda coinvolti le istituzioni e tutti i protagonisti della filiera logistica, nessuno escluso – per riaffermare un vero e proprio patto di legalità e di volontà riformatrice.
E c’è bisogno di un Governo che assuma la questione del trasporto e della logistica come grande questione nazionale su cui si gioca un pezzo fondamentale della scommessa per portare l’Italia non soltanto ad uscire dalla crisi, ma a recuperare un ruolo da protagonista nel quadro dell’Unione Europea.
A fronte di ciò anche le Associazioni devono, per usare un’espressione cara al Presidente del Consiglio, “cambiare verso”, riscoprendo il superiore valore dell’unità rispetto alla pur legittima riaffermazione della propria identità; ridefinendo un progetto complessivo di riforma del settore che definisca con chiarezza e senza equivoci, chi possa far cosa e soprattutto quali siano le differenze tra i diversi protagonisti della filiera logistica e quali i rispettivi diritti e doveri.
Ove tutto ciò avvenisse, allora sarà più facile per un Albo dell’autotrasporto che faccia il proprio dovere con serietà, impegno e senza sprechi, tornare ad essere, come in un non lontano passato, la vera e proprie “casa dell’autotrasporto” italiano.

