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Lavoratori "fragili": una Circolare congiunta Minlavoro e Minsalute inquadra la fattispecie, che non dipende solo dall'età, ed indica come metterli al riparo dai rischi del Covid-19

I Ministeri del Lavoro e della Salute, con la Circolare congiunta n. 13 del 04/09/2020, hanno fornito chiarimenti sulla sorveglianza sanitaria dei lavoratori cd. “fragili” (vexata quaestio che aveva, soprattutto nel settore della scuola, prodotto più di una polemica tra Governo, forze politiche e Organizzazioni sindacali) e hanno aggiornato le indicazioni operative contenute nella precedente circolare del Ministero della Salute del 29 aprile 2020.

I Ministeri hanno, in primo luogo, ricordato la rilevanza di quanto già previsto dal documento condiviso tra Governo e parti sociali:  “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo 2020 aggiornato in data 24 aprile 2020”.

Alla luce di ciò, la circolare evidenzia che il concetto di fragilità va individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto.

Riguardo all'età, tale parametro - sulla base delle recenti evidenze scientifiche- non costituisce elemento sufficiente a definire uno stato di fragilità.

La Circolare, quindi, facendo giustizia di numerose speculazioni che rischiavano di avvelenare il dibattito politico ed il confronto sindacale, esclude in modo netto ed inequivoco che il solo fattore dell’età possa – in assenza di comorbilità – costituire, di per sé, un fattore di maggior rischio.

Sulla base di questi chiarimenti, i due Ministeri espongono alcune indicazioni operative.

In primo luogo, la circolare chiarisce che i lavoratori, ai sensi del D. Lgs. 81/2008 e dello Statuto dei lavoratori ( L. 300/1970) hanno comunque il diritto di richiedere al datore di lavoro l’attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria, in ragione dell’esposizione al rischio sanitario da Sars-Cov-2.

Le eventuali richieste di visita dovranno essere corredate dalla documentazione medica - relativa alla patologia diagnosticata al lavoratore – che sarà sottoposta all’esame del medico competente.

Per le imprese che non abbiano l’obbligo di nominare il medico competente, la valutazione potrà essere affidata ad una serie di organismi specializzati:

  • l’INAIL, che ha attivato una procedura specifica per tale tutela, avvalendosi delle proprie strutture territoriali;
  • le Aziende sanitarie locali;
  • i dipartimenti di medicina legale e di medicina del lavoro delle Università.

Ai fini della valutazione della condizione di fragilità, il datore di lavoro dovrà fornire al medico competente - o all’ente pubblico - tutte le informazioni sulla mansione svolta dal lavoratore, sulla postazione o ambiente di lavoro, sul documento di valutazione dei rischi e sulle misure adottate in adesione al Protocollo condiviso del 24 aprile 2020.

Sulla scorta di queste informazioni, il medico competente – o l’Organismo sanitario pubblico - esprimerà il proprio giudizio sull’esistenza o meno dell’idoneità indicando al datore di lavoro, in via prioritaria, adeguate indicazioni per l’adozione di soluzioni maggiormente cautelative per fronteggiare il rischio da Covid19.

Il giudizio di non idoneità temporanea dovrà, secondo la Circolare, essere limitato ai soli casi che non consentano soluzioni alternative.

Viene altresì richiamata la necessità di ripetere periodicamente la visita alla luce dell’andamento epidemiologico e dell’evoluzione scientifica.

Ultima modifica il Mercoledì, 30 Settembre 2020 10:25

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