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Coronavirus: a che punto siamo

Roma, 10 aprile 2020

Ad un mese dall’inizio della quarantena, l’aspetto sanitario non sembra destinato a soluzioni rapide e definitive. Quindi, come tutti dicono, dobbiamo abituarci a convivere con questo problema ancora a lungo. Il Governo ha comunicato che la riapertura, salvo alcune limitatissime deroghe, avverrà dopo il 3 maggio.

Dai nostri dati, che non sono molto diversi da quelli ufficiali, l’Autotrasporto ha segnato, nelle quattro ultime settimane, una perdita di fatturato di circa il 30%, con differenze molto marcate al suo interno dove, comunque, i trasporti collegati all’edilizia o all’industria metalmeccanica, ad esempio, sono rimasti completamente fermi.

Anche i settori che stanno lavorando (alimentari e farmaceutici) sono in grande sofferenza, per le condizioni in cui sono costretti ad operare gli autisti, per la carenza dei servizi (anche igienici), per la difficoltà a reperire in quantità sufficiente le mascherine protettive, etc. Ma, soffrono anche perché i committenti vogliono il servizio (subito), con la pretesa di pagare, comunque più in là, perché “i soldi non ci sono”.

Ecco, quando si santificano i nostri Trasportatori, occorrerebbe ricordarsi anche di questo particolare. Che oltre al rischio sanitario, corrono anche quello di non venir pagati, aggiungendo con ciò alla beffa il danno dei costi comunque sostenuti per far viaggiare i camion.

Il Governo, per il nostro settore, alcune cose le ha fatte. Altre, ha detto la Ministra De Micheli, ci saranno nel prossimo “Decreto Aprile”; questione di giorni. Vedremo.

Ad ogni modo, il primo problema che il nostro mondo ha, al momento, si chiama liquidità. Su cui, il Governo è intervenuto con l’ultimo decreto (“Decreto liquidità”, appunto), pubblicato l’8 aprile. Ci sono cose interessanti. Il punto è, per quel che ci riguarda, quello di capire se, ed in quale misura, le Imprese di Autotrasporto potranno usufruirne, o se saranno tagliate fuori, come spesso avvenuto in passato. Secondo: con quali tempi e con quali appesantimenti burocratici. Insomma, vogliamo capire se un’idea che sembra buona si è finalmente tradotta in qualcosa di veramente utile. Da questo punto di vista, le prime avvisaglie non inducono a stare tranquilli.

Il nostro compito associativo è quello di fare in modo che, chi ne abbia bisogno, possa avere la possibilità di accedere ad una linea di credito adeguata per poter superare lo scoglio della crisi finanziaria.

Augurandoci che, dopo le verifiche tecniche che stiamo ultimando, si possa confermare l’utilità degli strumenti finanziari messi a disposizione dal Governo, occorre ricordare che, comunque, sempre di debiti si tratta. Questi soldi (per carità, benedetti!), pur diluendo al massimo i tempi di restituzione, con gli interessi più bassi possibili, andranno comunque restituiti alle banche che, in caso contrario, si rifarebbero sulla garanzia dello Stato (cioè di tutti noi contribuenti), messa come condizione per far sì che le imprese fossero finanziate.

Tutto ciò ci aiuta a rispolverare un concetto assai semplice e, cioè che, per restituire un debito, bisogna essere in grado di guadagnare abbastanza da poter accantonare le rate da pagare, altrimenti stiamo solo allungando l’agonia di situazioni già decotte.

Questa crisi ci obbliga ad un salto di qualità di cui molti hanno perso persino la nozione, e cioè che l’Impresa ha come obiettivo il guadagno (l’utile), da realizzare attraverso la propria attività.

Il nostro sistema, già prima del coronavirus, aveva compromesso, fino quasi alla sua cancellazione, il contenuto imprenditoriale dell’Autotrasporto, a vantaggio fondamentalmente di chi il trasporto lo intermedia, dandolo poi in subappalto (a prezzi stracciati) ai Trasportatori veri.

Questa storia deve finire. L’intermediazione, che grava come una tassa occulta sul settore, vale almeno il 10% del fatturato. Tradotto in euro, significa circa 4-5 miliardi in più che potrebbero entrare nelle tasche dei Trasportatori. Perciò l’intermediazione deve essere ridotta drasticamente, a vantaggio di chi fa davvero il Trasportatore.

Come fare? Occorrono diverse cose, tra cui mettere veramente le mani su una profonda riforma di questo mestiere. E, certamente, tutto sarebbe inutile senza una contemporanea crescita della consapevolezza, da parte nostra, di essere, prima che Trasportatori, Imprenditori.

Il nuovo scenario, però, presuppone, anche un’altra cosa: che si definisca una linea di demarcazione chiara, tra chi trasporta nella legalità e chi no. Per cui, il primo e più immediato strumento non può non essere l’introduzione del criterio di minimi tariffari obbligatori.

Il fatto che il Governo, nonostante gli impegni presi a novembre scorso, non abbia nemmeno pubblicato i costi minimi di riferimento (che non hanno niente di obbligatorio), dà il senso dello scontro di interessi in corso (4 o 5 miliardi di euro).

Ma è un modo di pensare vecchio e, comunque, non adeguato a quello che servirà dopo il coronavirus.

Claudio Donati

Ultima modifica il Venerdì, 10 Aprile 2020 17:49

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