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Lunedi 27 Febbraio 2006
Quale destino per il Fondo per interventi strutturali a favore dell'autotrasporto?
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C'è il rischio che serva unicamente a risolvere qualche piccola esigenza di bottega interna alle Associazioni. ASSOTIR favorevole che il Fondo possa essere utilizzato per rafforzare la capacità di investimento delle imprese nei confronti delle banche, coinvolgendo anche altri operatori del settore quali, ad esempio, i Confidi.

Si sta avviando in questi giorni, sia pure con la solita notevole confusione, la discussione sull'utilizzo degli 80 milioni di Euro che la Finanziaria 2006 ha stanziato con l'istituzione, nello   stato   di   previsione   della  spesa  del  Ministero  delle infrastrutture  e dei trasporti, di un fondo denominato "Fondo per misure di accompagnamento della riforma dell'autotrasporto di merci e per lo sviluppo  della  logistica" con l'obiettivo della "riqualificazione del sistema imprenditoriale anche mediante  la crescita dimensionale delle imprese, in modo da renderle piu'  competitive sul mercato interno ed internazionale.

Il rischio è, ancora una volta, quello che il Fondo venga disperso in mille rivoli, senza un'effettiva capacità di incidere, in modo strutturale, sui mali del settore.

Come del resto era prevedibile, la principale occupazione di quanti sono chiamati ad avanzare proposte sull'utilizzo della non disprezzabile quantità di risorse a disposizione, sembra infatti più quella di attingere a questo Fondo per interventi funzionali ai propri, limitati, interessi di bottega che a ragionare sull'impiego del Fondo per dare una risposta di largo respiro alle maggiori difficoltà che le imprese di trasporto si trovano a vivere e che impediscono alla radice una loro effettiva strutturazione ed un rafforzamento della capacità competitiva dell'autotrasporto italiano.

Non stupisce, perciò, che tra le proposte di cui si sussurra in questi giorni siano in prima fila quelle che intendono impiegare una parte dei soldi del Fondo per coprire le falle del pessimo accordo del novembre scorso, in forza del quale, lo ricordiamo per inciso, le Associazioni si sono impegnate a non effettuare proteste o mobilitazioni fino al prossimo agosto.

Nè stupisce che si ritorni a parlare di utilizzi di puro stampo assistenzialistico, che hanno già dimostrato, nel passato, di non essere in grado di generare alcun effetto positivo sul mercato dei servizi di trasporto.

Così sembrerebbe che l'ANITA punti ad ottenere che una parte non piccola delle risorse del fondo sia impiegata per raggiungere - riesumando un linguaggio da "battaglia del Piave" - la fatidica "quota 50%" nella percentuale di sconto del premio INAIL 2005 per l'assicurazione contro gli infortuni degli autisti.

Come se aggiungere un altro 8% di sconto al 42% già ottenuto potesse rappresentare chissà quale miracoloso beneficio per le imprese e non, come in effetti è, un ulteriore intervento una tantum, che nulla aggiunge e nulla toglie alle difficoltà in cui si dibattono le imprese di autotrasporto, ad iniziare proprio da quelle grandi imprese le cui sorti, peraltro, dovrebbero stare particolarmente a cuore all'Associazione confindustriale.

Ancora più incredibile appare la posizione che sembra abbia sostenuto, in diverse occasioni, la Confartigianato Trasporti, per la quale gli 80 milioni - o una buona parte di essi - dovrebbero servire prima di tutto a finanziare una nuova tornata di esodi incentivati delle imprese monoveicolari dal mercato.

Difficile comprendere il nesso tra il finanziamento di una sorta di buonuscita per qualche centinaio di imprese - magari quelle stesse che avrebbero comunque cessato l'attività per scelta autonoma - e la "riqualificazione del sistema imprenditoriale anche mediante  la crescita dimensionale delle imprese".

Evidentemente abbiamo mal interpretato a cosa dovrebbe servire il Fondo, quando abbiamo ritenuto che primi ed unici destinatari delle risorse dovrebbero essere quei trasportatori che nel mercato intendono rimanere ed anzi rafforzarsi.

Ma si sa, la Confartigianato Trasporti ha sempre avuto nel cuore le fasce più anziane e più marginali della categoria, non foss'altro per il fatto che una buona parte degli artigiani più attempati milita proprio in quell'Associazione.

Quanto alla CNA FITA ed al'ANCS/Legacoop non è dato conoscerne il loro parere, visto che fino ad ora non si sono neppure degnate di essere presenti alle discussioni sull'utilizzo del Fondo.

Tuttavia si sente dire in giro che esse sarebbero favorevoli ad un rilancio degli aiuti all'associazionismo tra piccoli imprenditori riuniti in Consorzi e cooperative oltre che all'incentivazione delle fusioni tra imprese strutturate.

Si tratta di obiettivi su cui ASSOTIR può ben convenire e che, se correttamente attuati sicuramente servirebbero al settore.

Peccato che l'esperienza, assai deludente, della legge 454 e degli stravolgimenti che essa dovette subire nel confronto in sede europea lasci temere che sia difficile ottenere oggi quello che non si riuscì a realizzare quando l'autotrasporto italiano e le sue Associazioni erano ancora capaci di presentare uno schieramento ampiamente unitario e quando potevano contare su posizioni di forza nei confronti dei loro interlocutori istituzionali.

Ora, infatti, quegli elementi di forza sono stati ampiamente dilapidati fino a toccare il fondo in occasione dell'approvazione della cosiddetta "riforma dell'autotrasporto" con i suoi frutti avvelenati di liberalizzazione selvaggia.

Ancor più grave è che ora la Legge di riforma ha santificato il trasferimento del centro di gravità del governo del settore  - e quindi della gestione del Fondo, da un organismo in cui le Associazioni dell'autotrasporto costituivano la maggiore componente ad un altro, la Consulta, dove esse sono sostanzialmente ospiti neppure sempre gradite e l'egemonia è chiaramente nelle mani della committenza.

Nel contempo è sempre maggiormente evidente la rete di potere  tessuta da quanti, ieri rivoluzionari ed oggi "pragmatici", la committenza ha utilizzato per togliergli le castagne dal fuoco no n lesinando in riconoscimenti ed applausi che sanno tanto di carità pelosa.

Sarà dunque possibile, con questa situazione politica, riuscire a far apparire come una priorità ciò che neppure ieri si è riusciti ad imporre?

Ci auguriamo di non sbagliare, ma non vorremmo che il Fondo finisse per essere impiegato più per risolvere i problemi della committenza che quelli della categoria.

A questo proposito vorremmo ricordare che, se le nostre informazioni sono esatte, il Comitato dell'Albo dell'autotrasporto ha avanzato una proposta che a noi pare piuttosto saggia: impiegare una parte delle risorse per consentire alle imprese di modificare il livello di debolezza che l'autotrasporto ha con il sistema creditizio, per far sì che le imprese del settore possano meglio capitalizzarsi; più facilmente recuperare l'accesso a finanziamenti da porre al servizio di una strategia d'impresa; non essere eccessivamente condizionate dalla difficoltà che si appresta a piovere loro addosso con l'introduzione del "modello Basilea 2" nel sistema di rating da assegnare ai clienti delle diverse banche e che si trasformerà - a sentire gli stessi banchieri italiani più onesti intellettualmente, in un bagno di sangue sulle spalle delle imprese con i maggiori fatturati ed i minori capitali propri a disposizione.

Si può far ciò ricercando, oltre alla disponibilità delle banche, anche quella della rete nazionale dei CONFIDI e richiedendo a questi ultimi di investire proprie risorse a sostegno del rafforzamento patrimoniale delle imprese di autotrasporto.

Non sappiamo certo come andrà a finire questa partita.

Certo è i fondi appaiono largamente in grado di mettere in moto, secondo valutazioni per difetto, garanzie da parte dei Confidi che potrebbero raggiungere, a fronte dell'impegno dello Stato, un livello di 160 milioni di Euro. Applicando un moltiplicatore di tutto riposo e tenendo conto di un livello di copertura della garanzia di circa il 70% degli importi concessi ai trasportatori dalle banche, il livello finale di risorse che potrebbero essere messi a disposizione della categoria raggiungerebbe l'astronomica cifra di oltre 4.500 milioni di euro.

Senza contare che si tratterebbe di un impiego davvero strutturale, perchè man mano che i finanziamenti assistiti dalla garanzia del fondo fossero restituiti dagli autotrasportatori, ci si troverebbe a poter contare su risorse assolutamente non intaccate ed anzi, sia pure modestamente, rivalutate.

I finanziamenti che potrebbero essere garantiti agli autotrasportatori dovrebbero servire loro non solo per investimenti e innovazione, ma anche, in una certa parte, per aiutare le imprese a superare l'ostacolo di un sistema bancario sempre più restio a finanziare trasportatori gravati da debiti e con capitali ridotti al minimo.

Questa proposta, se ci è permesso dirlo, ci ha di molto confortato in quanto sembrerebbe che le prediche su come superare la gracilità delle imprese abbiano fatto breccia almeno a livello di C.C. dell'albo e potrebbe determinare una soluzione veramente strutturale.

Finirà anch'essa, come molte altre che l'anno preceduta, per rimanere un libro dei sogni?

Staremo a vedere, ma non vi è dubbio che sul Fondo e sul suo impiego si giochi oggi una delicatissima partita e che ASSOTIR, sia pure dall'esterno, non mancherà di far sentire la propria voce a favore degli interessi delle imprese e solo di quelle.

 
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