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Brennero e pacchetto mobilità: l’Europa che abbiamo e quella che vorremmo

Mentre stiamo aspettando, come UNATRAS, la convocazione del Ministro Toninelli, l’attenzione va su alcuni avvenimenti proposti dalla cronaca recente, riguardanti il nostro settore, e non solo.

Uno spunto l’offre la vicenda Brennero.

Al riguardo, il neo-Ministro ha assunto una posizione del tutto condivisibile, contestando la decisione unilaterale del Governo austriaco (di contingentare il traffico dei mezzi pesanti al Brennero), attraverso la mancata partecipazione dello stesso Ministro italiano al Brenner Meeting del 12 u.s.

Ciò non di meno, la situazione rimane inalterata: l’immissione dei camion italiani sul territorio austriaco continua ad avvenire con il contagocce. L’Austria sta agendo palesemente in contrasto con le regole della UE.

Un augurio ed un invito al nuovo Governo da parte dei trasportatori

Roma, 6 giugno 2018

 

La repentina conclusione della crisi politica, che aveva visto per tre mesi l’Italia senza Governo, è un segnale positivo perché, riportando un minimo di stabilità nel nostro sistema, ha interrotto la pericolosa china che si era imboccata, spaventando tutti, vincitori e sconfitti.

Una sorta di ravvedimento operoso, all’ultimo minuto, in “zona Cesarini”, come spesso accade nel nostro Paese, all’insegna del tutto è bene quel che finisce bene.

Adesso si aspettano i contenuti; vale a dire gli atti attraverso cui il Governo del cambiamento, come è stato definito, darà sostanza alla sua impronta, che dovrebbe essere quella del cambiare in modo migliore le cose, per far stare meglio i cittadini, a partire da chi sta peggio.

Il cambiamento, anche per quel che riguarda il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, non è di poco conto. Non abbiamo alcun elemento per poter dare un giudizio sulla persona, essendosi finora occupato d’altro. E non pensiamo che ciò rappresenti necessariamente un fattore negativo.

Stiamo portando l’Italia fuori dalla crisi oppure alla deriva?

Roma, 30 maggio 2018

Mentre sto scrivendo, un altro scossone, l’ennesimo, irrompe sulla scena politica nazionale, andando ad ingrossare la marea di notizie e commenti sul quadro politico ed istituzionale in cui ci troviamo: non si sa se avremo un governo tecnico, o cos’altro. Quello che resta ampiamente nella penombra, per i comuni cittadini e, nel nostro caso, per gli operatori economici, è un’informazione chiara sull’elenco dei danni già provocati, nei tre mesi che ci hanno portato dalle elezioni ad oggi (con la certezza, visti i precedenti, di non poterne escludere altri in un prossimo futuro).

In attesa del governo che verrà, vale sempre il principio che il buongiorno si vedrà dal mattino

Roma, 11 maggio 2018

 

Gli ultimi aggiornamenti sull’evoluzione della situazione politica sembrano orientati verso un approdo positivo, in quanto l’ipotesi di un Governo appare farsi più concreta. Ci auguriamo che tutto ciò si trasformi in realtà, perché è evidente, a tutti, che la serietà dei problemi che sono di fronte al Paese non consentono una navigazione senza timone.

La preoccupazione è alta, intanto perché l’incertezza, di per sé, è nemica della fiducia, ma anche per un ulteriore e più preciso motivo, in quanto abbiamo netta la sensazione di essere di fronte ad una strettoia attraverso cui non potremo evitare, come Paese, di passare. Questa strettoia è rappresentata dalle così dette misure di salvaguardia, per scongiurare l’aumento dell’IVA e delle accise sui carburanti, necessarie, a loro volta, a far quadrare i conti dello Stato.

IL COSTO DEL TRASPORTO TROPPO BASSO E’ UN RISCHIO PER TUTTI: NON PUO’ ESSERE ACCETTATO COME FATTO NORMALE

Roma, 6 aprile 2018

Riflessioni a seguito della sentenza della Corte costituzionale sui Costi minimi

Diversi fatti intervenuti recentemente ripropongono una riflessione sullo stato dell’autotrasporto italiano, non inutile forse, anche in vista dei futuri rapporti con il nuovo Governo, quando ci sarà. Non si tratta, per la verità, di elementi del tutto nuovi, ma il loro intrecciarsi offre oggi la possibilità di una lettura più approfondita dei problemi di questo mondo.

In mezzo, tra innovazione e storia, tra precariato e ricerca di via nuove, l’autotrasporto italiano ha ripreso a far girare le ruote. Tuttavia, il suo affanno è tale da farlo apparire condannato a restare prigioniero di una crisi quasi irreversibile. E tutto ciò, nonostante il ridimensionamento del settore (quasi 20 mila aziende in meno negli ultimi anni), nonostante le trasformazioni e ristrutturazioni aziendali, nonostante i salti mortali per ottimizzare i costi e per un riposizionamento delle singole aziende nei rapporti con i propri clienti.

Qual è, dunque, il punto? Il punto è che le cose non vanno.

Perché, salvo eccezioni rarissime, non c’è impresa che, vivendo di solo trasporto, al di là del fatturato, riesca a sviluppare un livello di investimenti adeguato a quanto richiederebbe il mercato (tanto per fare un esempio, abbiamo un parco veicolare vecchissimo, in media di oltre 12 anni), per non parlare degli utili aziendali, scomparsi, ormai, dal vocabolario dei trasportatori.

Pensare che la soluzione sia soltanto nel consigliare di “fare altro, in aggiunta” al trasporto (magazzinaggio, logistica e affini), può essere un auspicio - laddove possibile - ma significa rassegnarsi all’idea che un’area economica enorme, di circa 40 miliardi di euro (quasi il 3% del PIL), quale è l’autotrasporto, debba essere connotata da imprese “costantemente precarie” destinate, nella gran parte, a sparire.

Evidentemente, tutto ciò è semplicemente inaccettabile. Inaccettabile, certamente per le oltre 70 mila imprese che ci lavorano, per le 300 mila famiglie che ci vivono ma, forse, inaccettabile dovrebbe esserlo, prima di tutto, per chiunque si candidi a guidare il Paese. E questo è quello che ci auguriamo. Ma dobbiamo anche aiutare la speranza con qualche idea e qualche iniziativa conseguente.

Da qualunque versante si guardi al nostro mondo (da quello ambientale a quello dell’innovazione tecnologica, della sicurezza, della trasparenza del mercato o dell’efficienza), si arriva sempre ad un unico nodo: il prezzo del trasporto. Questa è la vera questione: il prezzo medio del trasporto non è remunerativo, e risulta insufficiente a garantire una dinamica aziendale lineare.

Si sopperisce a ciò, appunto, aggiungendo qualcos’altro (un po’ di logistica alla buona), oppure, dando vita a organizzazioni opache (ad esempio le cooperative “spurie”) o ancora, allargando l’area dei sub-vettori, meglio se stranieri. Senza contare l’apporto che, a tutto ciò, viene dai capitali riciclati.

E’ evidente che, esattamente in antitesi alle paturnie liberiste del Presidente dell’Autority garante per la concorrenza, questo settore ha bisogno di regole e di controlli.

La recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato la perfetta legittimità dei costi minimi obbligatori, deve farci riflettere, innanzitutto, in maniera autocritica, sulle troppe timidezze delle Associazioni dell’autotrasporto. Occorre riconoscere che la Corte, nella sua autonomia, si è rivelata più lungimirante delle stesse Associazioni.

Ma soprattutto, la sentenza apre uno scenario nuovo, perché rafforza enormemente l’idea che un costo del trasporto eccessivamente basso può diventare un fattore di rischio generale e che, quindi, il fatto che il suo importo stia entro parametri chiari e plausibili corrisponde all’interesse dell’intera società.

Ovviamente, alla luce della suddetta sentenza, è ancora più chiaro che l’iniziativa attuata, ormai da due anni, dal Ministero dei Trasporti, sotto dettatura dell’Autority per la concorrenza, attraverso la pubblicazione mensile dei cosiddetti valori indicativi, è andata nella direzione opposta a quanto indicato dalla Corte Costituzionale, per la semplice ragione che, di fatto, ha nascosto (rendendoli inapplicabili), anziché fornirli, ogni mese, in maniera trasparente, i valori indicativi del trasporto.

Ci viene detto dalla Corte che la strada della trasparenza e della congruità è, non solo, giusta, ma corrisponde ad un interesse generale, cioè all’interesse, che tutti dovremmo avere, per una società più equilibrata, perché questo è il vero fondamento di un sistema autenticamente democratico.

Mi auguro, che a partire da UNATRAS, saremo in grado di cogliere un’occasione che può consentire, una volta tanto, al nostro mondo di uscire dal guscio del piccolo cabotaggio, attribuendogli una dignità raramente riconosciuta dai massimi livelli istituzionali.

Tutto ciò mi sembra molto utile a dare un’evidenza chiara alle priorità da perseguire nell’immediato futuro e agli strumenti più idonei per avere risultati concreti.

Claudio Donati

In attesa di un Governo...Un'occhiata ai nuovi Robin Hood alla rovescia

Roma, 20 marzo 2018

A elezioni avvenute, abbiamo un quadro chiarissimo, per quel che riguarda i vincitori e gli sconfitti, ma altrettanto incerto, per quel che riguarda il futuro Governo. Non si sa infatti, ancora, che cosa intenderà fare il nuovo Governo e, per la verità, non si sa neppure se un nuovo Governo ci sarà.

Noi pensiamo, non diversamente dalla grandissima parte degli Italiani, che il Paese e, più modestamente, il nostro settore, abbia bisogno di un Governo.

Sarebbe assurdo se, dopo aver assistito, per anni, a quotidiane polemiche sui Governi fatti da “non eletti”, dovessimo assistere ad eletti che non siano in grado di governare.

Ciò detto, lungi dall’aspettarci regali da chicchessia, a cui per altro non siamo avvezzi, auspichiamo di avere rapidamente un interlocutore politico, perché il settore ha la necessità di mettere sul tavolo una serie di questioni già indicate al Governo precedente, anche se dallo stesso scarsamente tenute in considerazione.

Se alla neve si aggiunge la burocrazia

donati congresso                   

 Roma, 02 marzo 2018

Si sta concludendo, tra l’altro, con previsioni (non solo metereologiche) incerte, una settimana che molti trasportatori ricorderanno a lungo per i danni subiti ma, soprattutto, per gli innumerevoli casi in cui si sono trovati di fronte al divieto di viaggiare, senza capire perché, non essendovi alcun indizio di presunte avversità atmosferiche.

Nel silenzio totale della stampa, stiamo assistendo ad un vero e proprio fermo nazionale del trasporto delle merci, avvenuto a macchia di leopardo, con sfasamenti temporali e territoriali, che hanno reso quasi impossibile il servizio.

Il Convegno di Catania: Un passo concreto che qualifica Assotir in Sicilia

ASSOTIR relatori

ROMA, 21 Febbraio 2018

Il convegno sulla gestione della sicurezza stradale, organizzato sabato scorso dalla nostra associazione a Catania, presso la Camera di commercio del Sud-Est (di cui trovate nel nostro sito le informazioni di dettaglio) merita il nostro ringraziamento , per la sua capacità di comunicare, in concreto, che cosa intendiamo quando affermiamo che Assotir debba risultare essere un’organizzazione “utile”. 

Utile, ovviamente, agli autotrasportatori.

IL SEGNALE DI UNATRAS ALLA POLITICA

Roma, 8 febbraio 2018

 

Può apparire persino ingenuo considerare il documento (il cui testo è pubblicato sul nostro sito) che UNATRAS ha inviato alle forze politiche, in occasione della competizione elettorale ormai in pieno svolgimento, come un qualcosa di molto importante per l’Autotrasporto italiano.

Ognuno può, infatti, vedere come nei programmi dei partiti, così ricchi di promesse, l’attenzione riservata al trasporto delle merci (e a chi questo mestiere lo esercita) sia inferiore a quella per l’uva passerina.

Nonostante ciò, noi assegniamo al documento UNATRAS una grande importanza e guardiamo ad esso con fiducia, sfidando lo scetticismo imperante.

L’Autotrasporto al giro di boa: tra l'anno appena passato, di cauta ripresa, e le incertezze del nuovo

Roma, 29 dicembre 2017

Autotrasporto ed elezioni

La fine dell’anno coincide, stavolta, con la fine della legislatura. Il 2018 inizia con una campagna elettorale che si preannuncia agguerrita. Sull’esito delle elezioni, nessuno è in grado di fare previsioni: certa è solo una grande incertezza.

Stando all’aria che tira, mai come in questa occasione, sarebbe utile che l’Autotrasporto italiano facesse il salto di qualità necessario, facendo sentire la propria voce – una sola voce -, non fosse altro che per evitare di finire, o nel serbatoio di voti a cui in genere viene relegato o, peggio, nel tritacarne della demagogia pseudo-ambientalista, che potrebbe essere uno dei temi  da agitare per acchiappare voti. L’autotrasporto, sotto questo aspetto, potrebbe rappresentare il nemico ideale su cui scaricare il veleno della demagogia.

Ovviamente, c’è un motivo assai più serio che imporrebbe la strada dell’unità del settore nel prossimo frangente elettorale, ed è l’opportunità, rappresentata dalle elezioni, di presentare l’Autotrasporto come un  soggetto imprenditoriale che rivendica un ruolo e un’attenzione diversa, nell’interesse non solo delle proprie imprese, ma del Paese intero; il quale non può permettersi un sistema di mobilità delle merci più moderno ed efficiente, a scapito dei trasportatori. Anzi, è proprio a partire dal loro coinvolgimento nelle scelte di fondo del Paese, che va costruito il nuovo modello di logistica e mobilità delle merci.  Ma se non lo diciamo noi, pensate che qualcuno lo farà in nostra vece?

Vista la ristrettezza dei tempi (si dovrebbe votare entro marzo), chiederemo immediatamente ad UNATRAS di pronunciarsi sulla praticabilità di questa ipotesi.

Di proposito, non torno sui contenuti di un’eventuale piattaforma rivendicativa (i nostri quattro punti sono chiari da tempo: costi di riferimento, contratto di trasporto obbligatoriamente nella forma scritta, tempi di pagamento, lotta alle irregolarità nel settore per contrastare la concorrenza sleale, sia dei vettori esteri che nazionali), perché questi dovrebbero essere definiti in UNATRAS. Solo un’avvertenza: richieste poche, ma chiare.

 

Le insidie della Finanziaria 2018

Per quanto riguarda l’anno appena terminato, la legge di stabilità 2018, approvata il 23 dicembre scorso, non contiene grandi novità. Ma i tentativi di assestare qualche colpo al nostro settore, fortunatamente sventati anche per il presidio attento, assicurato in queste settimane dal mondo associativo, non sono mancati.

Si è provato a sottrarre risorse - 50 milioni - destinate all’autotrasporto, spostandole verso altre oscure destinazioni (tipo un fantomatico trasporto “fluviale”). Qui non si sa se sia prevalsa l’incompetenza o la malafede, sull’esigenza di pagare qualche “marchetta” in previsione elettorale.

Assai più preoccupante è stato il tentativo di un grande operatore logistico dell’e-commerce di far approvare la completa liberalizzazione per le attività di trasporto effettuate con veicoli di massa fino ad 1,5 tonnellate. Tentativo fallito, per ora, al quale, va notato, hanno dato sostegno, attraverso un apposito  emendamento, in maniera del tutto trasversale, deputati di maggioranza e di opposizione.

Si tratta di campanelli di allarme, che devono farci capire quello che ci aspetta, se vogliamo difendere davvero questo settore e le sue imprese. Vanno considerati come appunti per l’agenda dei prossimi mesi: tutti sotto il segno del liberismo più sfrenato, che trova sempre nuovi paladini pronti a sposarne i dettami, a condizione che riguardino soltanto gli altri.

 

Uno sguardo sulla fase  alle nostre spalle

Il 2017 ci ha detto anche che il valore dell’autotrasporto è aumentato: più camion e più chilometri percorsi, ma sono aumentati di più i vettori stranieri, dell’est, ovviamente (dati ISTAT e  ANAS). Il fisco ci dice, inoltre, che il prezzo del trasporto è leggermente aumentato nel corso dell’anno, come conseguenza logica di una certa ripresa economica, che si è tradotta anche in un aumento della merce da trasportare.

La stessa fonte ci dice che sono appena 57mila le imprese di trasporto che hanno presentato la dichiarazione dei redditi nel 2016, a cui va aggiunto qualche migliaio di imprese con fatturato superiore ai 5 milioni di euro. Comunque, in totale, siamo poco oltre le 60mila imprese di autotrasporto attive. Qualcosa di sideralmente distante dal dato dell’Albo che considera ancora in circa 90mila le imprese attive. Un tema, quello dell’effettivo contingente di imprese presenti in Italia, che meriterebbe maggiore chiarezza, non solo a fini statistici.

E poi c’è il capitolo delle imprese dell’Est di proprietà italiana (o estero-vestite, come si usa dire). Non si hanno dati. Forse non c’è neppure interesse a cercare di capire la consistenza di questo fenomeno. C’è, anzi, un misterioso imbarazzo a parlarne, mentre invece è necessario indagare, perché sempre più spesso ci vengono segnalate situazioni di camion stranieri, in mano a Italiani, che operano indisturbati sui piazzali di carico. Sempre di cabotaggio si tratta? O, magari è un modo di fare concorrenza sleale, da parte di questi signori, nei confronti dei trasportatori italiani con sede in Italia.

Tornando al tema della crescita, anche l’osservazione quotidiana diretta sembra confermare un certo trend in tal senso. Le nostre imprese, quelle che ce l’hanno fatta a resistere, con grande fatica, stanno cercando il loro equilibrio, nelle nuove condizioni di mercato, che sono completamente diverse, e assai più difficili, rispetto a quelle del periodo pre-crisi.

 

Il confronto a cui ci chiama la nuova fase economica

L’instabilità e l’incertezza conseguenti contraddistinguono la fase attuale, con la conseguenza abbastanza logica di freno agli investimenti sull’innovazione. Su questi aspetti occorre lavorare per ridurne la portata. Molto passa da quella linea che abbiamo definito nel nostro recente Congresso come la “capacità di fare sistema” da parte dei nostri imprenditori, nelle forme e modi che si renderanno, nelle varie e concrete situazioni,  praticabili.

Abbiamo, oggi, un elemento a nostro favore, costituito dall’incremento della  richiesta di trasporto che il mercato esprime adesso. Dobbiamo sapere che non sarà sempre così e prepararci ai prossimi cambiamenti ma, nel frattempo, dobbiamo organizzarci per capitalizzare gli effetti che la congiuntura economica, in questo momento, ci offre.

Direi che mai come in questa fase, occorre l’ottimismo della ragione.

Buon anno a tutti

Claudio Donati

La Commissione UE ci ricorda un’amnesia italiana: la violazione dei tempi di pagamento

La riattivazione della procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, per i ritardi con cui gli enti pubblici pagano le fatture - dopo due anni di tempo concesso all'Italia, inutilmente,  da parte della Commissione UE - comporta per il nostro Paese il deferimento alla Corte di Giustizia Europea.

Non esattamente una passeggiata di salute, sul piano giuridico; ma, soprattutto, un fatto che, sul piano politico, è destinato a pesare sulla credibilità delle nostre istituzioni in Europa.

Ma, il fatto più grave è che viene ulteriormente indebolita la credibilità dello Stato agli occhi dei propri cittadini, specie se imprenditori.

Cosa c’entrano i trasportatori con tutto ciò? C’entrano, eccome!

Noi stiamo da anni chiedendo allo Stato Italiano di dare concreta applicazione alla norma europea, che stabilisce l’obbligatorietà del pagamento di ogni prestazione (quella di trasporto compresa) entro i 60 giorni successivi all’emissione della relativa fattura.

Invano! Perché abbiamo sempre trovato il muro di gomma della politica che ci ha fatto capire, in ogni occasione, che, pur dandoci ragione, non era possibile applicare quella legge, perché l’intero sistema economico italiano sarebbe saltato in aria.

Abbiamo allora chiesto una norma di portata assai più limitata, valida solo per le prestazioni di autotrasporto, ma anche lì stenta a venire avanti una proposta effettivamente condivisa.

Adesso scopriamo (si fa per dire) che il primo soggetto a violare la legge, che esso stesso si è dato, è addirittura lo Stato Italiano, quando, come Pubblica Amministrazione, diventa committente delle imprese private, che spesso paga “a babbo morto”.

E’ evidente che, stando così le cose, sarebbe stato arduo, comunque, ottenere un risultato utile per gli imprenditori italiani o anche soltanto per i trasportatori.

Quando è lo Stato a non rispettare la legge - dobbiamo ringraziare, una volta tanto, l’Europa, che per lo meno ha reso  chiara la situazione -, diventa difficile ogni tentativo di argomentare.

Diventa però molto più forte l’indignazione - che va oltre il merito dell’argomento - per l’indecenza di una situazione, nota a molti, ma da tutti tenuta in sordina, nell’ambito di una “normalità tutta italiana”.

La vicenda dovrebbe avere riflessi politici enormi, in un Paese normale. E invece è stata derubricata tra le “varie ed eventuali” dell’ agenda politica di ogni partito.

Noi pensiamo che l’autotrasporto italiano debba cogliere l’occasione della campagna elettorale per riproporre l’argomento.

Siamo curiosi di capire se qualcuno sapeva ma non poteva, o se qualcuno, potendo, non sapeva. E, soprattutto, vogliamo verificare se c’è qualcuno a cui interessa dare una soluzione a uno dei principali fattori di instabilità del nostro sistema economico: l’incertezza nei pagamenti, che spesso si tramuta in perdita.

Se, in definitiva, si possa pretendere che un imprenditore, oltre a far bene il proprio mestiere, debba  continuare a fare anche quello di “banca del proprio cliente”, che sia pubblico o privato.

Questo andazzo, censurato dalla UE, a voler pensarci bene, costituisce, oltre ad un evidente danno per gli imprenditori onesti, un terreno fertile per la circolazione di capitali di dubbia provenienza.

Sembra un azzardo, ma non più di tanto. Non fosse altro che, per la elementare legge della domanda e dell’offerta, se manca liquidità, il mercato va a cercarla dove la trova. Mai come in questo caso, vale il detto: pecunia non olet. Del resto, dati autorevoli al riguardo non mancano.

Ci piacerebbe che il tema impostoci dalla UE fosse preso in seria considerazione, e la Politica si ponesse l’obiettivo della soluzione, a prescindere dal deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea.

Per quanto ci riguarda, lo ripeto, non mancheremo di farlo presente in tutte le sedi opportune.

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